La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente con il corpo , ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (il disturbo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni.

Le malattie somatiche sono quelle che più strettamente realizzano uno dei meccanismi difensivi più arcaici con cui si attua una espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo. In queste malattie l’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo); non sono presenti espressioni simboliche capaci di mentalizzare il disagio psicologico e le emozioni, pur essendo presenti, non vengono percepite. In questo senso una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua ulcera e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro.


Anatomia esperienziale

Quando si studia anatomia nel modo classico, questa non viene mai sperimentata direttamente dall’interno, ma sempre tramite intermediari: libri, modelli, pazienti. Dopo aver completato un corso di laurea in medicina, chiunque è in grado di spiegare esattamente la struttura del fegato, illustrarne le funzioni e le interrelazioni con gli altri organi. Quasi nessuno però si occupa del fatto che il fegato si può anche “sentire”, come esperienza viva e attuale. A livello culturale, è interessante notare come questo aspetto venga completamente rimosso insieme con la possibilità di rendersi conto di ciò a cui involontariamente si rinuncia.
È come se l’anatomia esperienziale rappresentasse, quindi, la faccia dimenticata dell’anatomia cognitiva. Non a caso i latini usavano due verbi per esprimere il concetto di “sapere”: COGNOSCO E SAPIO.
Il primo si riferiva ad una comprensione intellettuale, mentre il secondo proveniva da una radice che significava “gustare”, “assaporare”. In realtà, nonostante i due aspetti siano complementari e non si escludano reciprocamente, alle discipline che “gustano” l’anatomia come ad esempio la danza o il fitness, manca un referente cognitivo sistematico e, viceversa, all’anatomia tradizionale intesa manca il “sapore”.
Rendersi veramente conto che ogni componente atomica è presente nel corpo e che, essendo viva, può essere accessibile per via esperienziale, rappresenta una profonda rivoluzione nel modo di pensare a se stessi e agli altri.
Se si considera, infatti, che focalizzando l’attenzione all’interno del corpo cambiamo anche lo stato di coscienza, il modo di pensare, il livello di percezione, la qualità del movimento, della voce e del respiro, si possono intravedere alcune delle molteplici possibilità che si prospettano con questa esplorazione.


Noi quindi pensiamo con il nostro corpo!

Con un lavoro di questo tipo unito al Thetahealing, non cambia solo la fisiologia ma anche il livello simbolico e psicologico di chi lo sperimenta.
L’anatomia esperienziale si è sviluppata in parallelo con le teorie del lavoro sul corpo concentrandosi in particolare sull’educazione del corpo. Ne consegue che questo tipo di anatomia accentua l’efficacia del lavoro sul corpo, in quanto consente di acquisire una consapevolezza e una conoscenza basilare delle sue strutture e delle sue funzioni.
Il nostro corpo è un’entità dinamica. Le nostre cellule nascono, si riproducono, lavorano e muoiono incessantemente nell’arco della nostra vita. Nel volgere di un anno, di un mese o del tempo necessario per leggere queste parole noi non siamo letteralmente più le stesse persone di prima. Il cambiamento è una costante lungo tutto il ciclo vitale del corpo … la vita si esprime attraverso il movimento!


La struttura è il nostro corpo fisico: le ossa, i muscoli e i tessuti che lo compongono. La struttura è condizionata dai caratteri ereditari e dalle esperienze di vita individuali in termini di alimentazione, malattia, usi e abusi del corpo.

La postura, e in un’accezione più vasta il portamento, è il modo in cui viviamo nella nostra struttura: l’energia e gli atteggiamenti che, attimo dopo attimo, modellano il nostro corpo.
L’atteggiamento posturale influisce sulla struttura e questa, a sua volta, influisce sulla postura, ed entrambe possono cambiare. Per esempio, se nasciamo con una vertebra in più o con le gambe storte, la nostra postura e il nostro portamento saranno condizionati dalla nostra struttura fisica; se manteniamo per anni un atteggiamento con la testa piegata in avanti, le nostre ossa reagiranno allo stress indotto da questa posizione.
Possiamo notare questa interazione tra postura, portamento e struttura osservando le persone che ci circondano: vedremo infatti che tutti noi abbiamo in comune una stessa struttura fisica, ma che i modi in cui uno “abita” tale struttura sono molto diversi.
Siamo noi che scegliamo il modo di vivere nel nostro corpo e le nostre scelte di vita condizionano la nostra struttura di base. Un corpo sano conserva la propria capacità di rispondere e di essere reattivo ai cambiamenti che, attimo dopo attimo e per tutta la vita, si verificano nelle situazioni, nella gente e nello sviluppo personale di ciascuno.


La mancanza di informazioni riguardo al corpo umano che caratterizza gli anni della formazione scolastica è sorprendente, se si considera che il corpo è la nostra casa per tutta la durata della vita!

È come se pensassimo che il corpo sia troppo semplice o troppo “materiale” per meritare attenzione, oppure all’opposto, che sia talmente complesso da dover essere lasciato alla competenza esclusiva degli studenti di medicina. In realtà esso è entrambe le cose: è molto semplice e chiunque è in grado di comprendere i principi che ne regolano il funzionamento e di imparare il nome delle ossa, dei muscoli e degli organi, ma è anche la più complessa forma vivente.
Come e perché riduciamo progressivamente le nostre capacità di ascolto?
Da bambini siamo necessariamente impegnati nel rapporto con l’ambiente esterno, poiché da ciò dipende la nostra sopravvivenza. Uno dei primi aspetti della consapevolezza del corpo riguarda il controllo: si ritiene che sia necessario acquisire al più presto possibile il controllo del proprio corpo allo scopo di evitare di fare cose che, in un contesto sociale, potrebbero risultare imbarazzanti o terribili. Subito dopo il controllo avviene la manipolazione del corpo attraverso tecniche di addestramento: danza, ginnastica, sport o mansioni lavorative; l’obiettivo è manipolare il corpo secondo alcuni schemi prestabiliti, per ottenere coordinazione, efficienza, gradevolezza estetica o competitività. Contemporaneamente, costantemente e in sottofondo, agisce il condizionamento legato al nostro rapporto con la sessualità, generalmente sotto forma di repressione o incanalamento dell’energia sessuale verso obiettivi diversi in funzione delle convinzioni religiose e culturali.
Consideriamo per un attimo quanto tempo dedichiamo a sentirci bene nel nostro corpo. Quanto spesso comunichiamo con noi stessi? Sappiamo trarre piacere dalla nostra efficienza e capacità fisica?
I numerosi anni trascorsi a scuola portano a una separazione tra corpo e mente (stai seduto tranquillo e studia!). Gli stereotipi culturali e la pubblicità enfatizzano il corpo come oggetto sessuale e giovanile. Abbiamo spesso la sensazione che ciascuno di noi sia o il padrone o la vittima del proprio corpo. Quando la comunicazione si interrompe, rimaniamo come “polarizzati” all’interno di noi stessi.